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Laura Bassi, la professoressa che faceva lezione in salotto

Nel 1732, a vent’anni, discute le sue tesi davanti a mezza Bologna. L’università le dà il titolo di professoressa ma non le aule. Lei si arrangia: apre un laboratorio in casa.

3 novembre 2026

Dalle parti dei Giardini Margherita c’è una strada che si chiama via Laura Bassi Veratti. Molti bolognesi ci passano ogni giorno senza chiedersi chi fosse la signora del cartello. Ve la presentiamo noi: è la donna che, nel Settecento, convinse l’università più antica del mondo occidentale a lasciarla insegnare. Più o meno.

Una ragazza che studiava troppo

Laura Bassi nasce a Bologna nel 1711, unica figlia dell’avvocato Giuseppe Bassi. Le prime lezioni gliele dà un parente sacerdote, Lorenzo Stegani. Poi la prende in mano il medico di famiglia, Gaetano Tacconi, che insegna all’università e si accorge presto di avere davanti un’allieva fuori dal comune.

Nel 1731 Tacconi organizza una specie di esame privato: a interrogare la ragazza arrivano alcuni dotti della città e il cardinale arcivescovo Prospero Lambertini, il futuro papa Benedetto XIV. Lambertini resta colpito, e da quel momento diventa il suo grande protettore.

Il 1732, l’anno dei miracoli

Quello che succede dopo, l’Università di Bologna lo chiama il suo annus mirabilis. A marzo Laura entra nell’Accademia delle Scienze: è la prima donna ad esserne membro. Il 17 aprile discute in pubblico 49 tesi di filosofia contro i professori dello Studio, nel Palazzo Pubblico, l’odierno Palazzo d’Accursio. Qualche settimana dopo, a maggio, arriva la laurea in filosofia. Ha vent’anni.

Non basta. A giugno discute altre tesi per avere il diritto di insegnare, in autunno riceve un incarico in filosofia naturale e a dicembre tiene la sua prima lezione.

Professoressa, ma non troppo

C’era però un trucco. Laura poteva insegnare solo nelle occasioni speciali, le lezioni pubbliche e solenni. Le classi normali, fatte di soli ragazzi, le restavano chiuse. Era una professoressa da mostrare, più che da ascoltare.

Nel 1738 sposa Giuseppe Veratti, medico e anche lui professore di fisica. Hanno otto figli, e cinque arrivano all’età adulta. Nel frattempo Laura chiede più ore di insegnamento. La risposta è no.

Il laboratorio in salotto

Così, se gli studenti non possono andare da lei all’università, vengono da lei a casa. Dal 1749 i coniugi Bassi Veratti tengono in casa corsi regolari di fisica sperimentale, con un laboratorio tutto loro. Laura è una convinta seguace di Newton, e le sue lezioni portano a Bologna la fisica nuova, fatta di esperimenti più che di parole. Con il marito studia anche gli usi dell’elettricità in medicina.

Il salotto diventa un piccolo centro scientifico. Tra gli allievi c’è un suo giovane parente, Lazzaro Spallanzani, che diventerà uno dei grandi biologi del secolo. Passa anche Alessandro Volta. Voltaire le scrive con ammirazione. Il Senato cittadino, colpito, le aumenta più volte il compenso: tutto, pur di non farla entrare davvero nelle aule.

Anche il vecchio amico Lambertini, diventato papa, fa la sua parte. Nel 1745 crea all’Accademia un gruppo scelto di studiosi, i Benedettini, e Laura ci entra. Ma come membro in più, senza diritto di voto: così nessun collega maschio perdeva il posto. Il mondo cambiava, ma con calma.

Finalmente, la cattedra

La rivincita arriva tardi. Nel 1776, ormai oltre i sessant’anni, Laura Bassi ottiene la cattedra di fisica sperimentale all’Istituto delle Scienze. È la prima donna al mondo a cui viene affidata una cattedra universitaria di fisica. Il suo assistente ufficiale? Il marito. A noi piace immaginare la scena in famiglia.

Se la gode poco: muore a Bologna il 20 febbraio 1778. È sepolta nella chiesa del Corpus Domini, la stessa dove riposa anche Luigi Galvani, l’uomo delle rane e dell’elettricità animale.

Perché ricordarla

Laura Bassi non ha cambiato da sola le regole del suo tempo. Le ha piegate, con pazienza, finché non le hanno fatto spazio. Oggi a Bologna portano il suo nome una strada e alcune scuole, e nel 2021 Google le ha dedicato il suo doodle del 17 aprile, nel giorno delle 49 tesi. Non male, per una che doveva fare lezione solo nelle feste comandate.

Sulle sue tracce. Il punto di partenza è Piazza Maggiore: è nel Palazzo d’Accursio che Laura discusse le sue tesi. Poi una passeggiata fino ai Giardini Margherita, per salutare la sua via.

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