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I portici: 62 chilometri di ombrello

Dal 2021 sono patrimonio UNESCO. Sono nati per fare spazio agli studenti e oggi sono il salotto della città. E portano fino a San Luca.

28 ottobre 2026

I portici illuminati di Piazza Maggiore di notte

A Bologna l’ombrello è quasi facoltativo. I portici coprono circa 62 chilometri, una quarantina dei quali nel centro storico: nessun’altra città al mondo ne ha così tanti. Nel 2021 l’UNESCO li ha riconosciuti patrimonio dell’umanità.

Perché sono nati

Nel Medioevo la città cresceva in fretta, anche grazie all’Università che attirava studenti da tutta Europa. Per ricavare spazio, le case si allargarono sopra la strada con sporgenze sostenute da travi. Nel Duecento un regolamento comunale rese i portici obbligatori: dovevano essere abbastanza alti da far passare un uomo a cavallo.

Legno, mattone, marmo

Passeggiando si legge la storia della città sopra la testa. In Strada Maggiore la Casa Isolani conserva ancora un portico medievale con le colonne di legno altissime. Poi ci sono quelli rinascimentali in pietra, quelli barocchi e perfino quelli moderni in cemento del quartiere Barca, detto “il Treno”.

Fino a San Luca

Il più lungo di tutti sale dal Meloncello fino al Santuario della Madonna di San Luca, sul Colle della Guardia: quasi 4 chilometri e 666 archi. Il numero non è casuale: secondo la tradizione rappresenta il serpente, cioè il diavolo, schiacciato dalla Madonna in cima alla salita. Percorrerlo a piedi è un rito per i bolognesi, chi per devozione e chi per allenamento.

Da provare. Salite a San Luca al tramonto e scendete a piedi sotto il portico. Le gambe protesteranno, il panorama no.

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